Uno degli argomenti ricorrenti quando sento parlare i genitori sono…I COMPITI!!!

Alcuni si limitano a lamentarsi della quantità eccessiva, altri, oltre a lamentarsi, sono proprio in ansia per i figli.

A COSA SERVONO?

I compiti sono sempre stati presenti nella carriera scolastica di ognuno di noi, con alcuni insegnanti di più con altri di meno, ma tutti abbiamo dovuto farli. E’ vero, in alcuni casi la quantità è veramente eccessiva e in questo caso sarebbe utile una maggiore comunicazione tra alunni ed insegnanti, ma spesso, quando la quantità può essere definita nella norma, quello che manca è l’organizzazione.

I compiti, infatti, oltre a consolidare in memoria e nell’esperienza dell’esercizio le cose imparate in classe, hanno anche la funzione di insegnare all’alunno cosa significa essere responsabili e sapersi organizzare.

All’inizio è normale che il bambino non abbia idea del tempo necessario, dell’organizzazione e dell’importanza di quello che sta facendo. Sta al genitore fargli capire che i compiti sono un suo dovere, sono una cosa che deve fare per se stesso e che il fare i compiti rientra tra le responsabilità che acquisisce crescendo.

I COMPITI NON SI DEVONO FARE PER ACCONTENTARE LA MAMMA!

E’ giusto RICORDARE AI FIGLI LA PROPRIA RESPONSABILITA’ DEI COMPITI E DELLA SCUOLA…MA i genitori NON devono vivere i compiti a casa e le verifiche a scuola come se fossero loro gli alunni.

E non sto parlando dei genitori normalmente preoccupati del rendimento scolastico del figlio (quale genitore non ci tiene?!?), sto parlando di quei genitori che passano la giornata ad inseguire i figli con i libri per fare i compiti, che vanno in ansia quando è in previsione una verifica e che, invece di incitarli ad organizzarsi, si lamentano continuamente dell’eccessiva quantità.

In questi casi fermatevi un attimo e chiedetevi: “Perchè è così importante per me? Ho paura di non essere considerato un buon genitore se mio figlio arriva a scuola con i compiti non perfettamente svolti?“.

ATTENZIONE!!! Non sto dicendo di non occuparsi più dei figli e lasciarli in completa autogestione! Sto dicendo di:

  • Mettere delle regole e di controllare che vengano rispettate;
  • Aiutarli in caso di richiesta;
  • Incoraggiarli di fronte alle difficoltà.

DIPENDE TUTTO DA ME E LO FACCIO PER ME

I ragazzi devono arrivare a comprendere che i buoni o i cattivi voti, indipendentemente dalla felicità o meno dei genitori, devono essere una cosa che interessa loro in prima persona. Inizialmente questo potrebbe essere legato anche a conseguenze esterne (es. “se prendo un’insufficienza non posso più usare il cellulare”), ma successivamente diventerà (o dovrebbe diventare) un interesse personale.

In conclusione, i compiti non devono essere AFFARI dei genitori (o meglio….non così tanto!) e devono essere svolti con il maggior impegno possibile. Ricordiamoci, però, che il loro scopo è anche quello di far CRESCERE, insegnare ad ASSUMERSI LE RESPONSABILITA’, CONOSCERE I PROPRI LIMITI (non possiamo essere bravi in tutte le materie allo stesso modo) e APPASSIONARSI a qualcosa in particolare.

Se non diamo la possibilità ai bambini di sperimentare da soli la frustrazione di un brutto voto, la difficoltà del crescere e dell’organizzarsi, l’importanza di assumersi la responsabilità delle proprie azioni o non azioni che adulti potranno diventare?

Sono consapevole che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma intanto iniziarlo a dire è già un passo avanti!

I compiti non sono solo i troppi esercizi di matematica, le troppe pagine da studiare o i troppi riassunti da fare…ricordiamocelo sempre!

Per chiarimenti o domande non esitate a contattarmi!