Ci sono periodi storici, come quello che stiamo vivendo, durante i quali ci sentiamo impotenti e questo senso di impotenza ci porta a pensare di non poter fare niente per cambiare le cose. Allo stesso tempo siamo chiamati ad essere persone responsabili per il proprio bene e di tutte le persone che ci circondano e sembra che quello che ci viene richiesto sia più difficile del previsto.
Perchè?
Una possibile risposta la troviamo nella Psicologia Sociale e, più nello specifico, in quattro concetti:
- SENSO DI IMPOTENZA APPRESO
- DEINDIVIDUAZIONE
- IGNORANZA COLLETTIVA
- DIFFUSIONE DELLA RESPONSABILITA’
Analizziamoli più nel dettaglio…
SENSO DI IMPOTENZA APPRESO
Questo concetto viene definito da Seligman (1975) come “la condizione esperita dagli individui che arrivano a credere di essere incapaci di esercitare una qualche influenza sull’ambiente, tanto che smettono di provare ad esercitarla“. In parole più semplici: “sentirsi come una goccia in mezzo al mare“.
Sentire che “tanto non possiamo fare niente” e pensare di essere in balìa degli eventi contribuiscono a far circolare il pessimismo, a creare un tono dell’umore basso che può portare, in alcuni casi, ad una vera e propria depressione.
DEINDIVIDUAZIONE
Alcuni ricercatori della psicologia sociale (Festinger, Pepitone & Newcomb, 1952) utilizzarono il concetto di DEINDIVIDUAZIONE per spiegare “la perdita del proprio senso di identità individuale, associata ad una minore consapevolezza del sè e ad un minore senso di responsabilità personale nei contesti di gruppo“. In altre parole si tratta della perdita del proprio senso di responsabilità quando si è in gruppo: “…lo fanno tutti…perchè io no?”.
IGNORANZA COLLETTIVA E DIFFUSIONE DELLA RESPONSABILITA’
Strettamente collegate al concetto di DEINDIVIDUAZIONE troviamo quello dell’IGNORANZA COLLETTIVA quello della DIFFUSIONE DELLA RESPONSABILITA’ spiegati da Latanè e Darley (1970) a seguito degli studi condotti su un evento accaduto a New York nel 1963: l’assassinio di una giovane donna chiamata Kitty Genovese.
Ci troviamo nel Queens, quartiere di NY, la donna viene assalita nelle prime ore del mattino mentre sta tornando a casa dal lavoro. Un uomo la pugnala per strada, lei urla e lui, per paura di essere scoperto dai vicini, fugge.
I vicini, a parte accendere le luci di casa, non fanno niente. Dopo un po’ spengono tutto e tornano a dormire.
L’aggressore, quindi, torna e continua a pugnalarla, Kitty urla di nuovo, lui scappa, ma, vedendo che nessuno corre in aiuto della donna, ritorna sul posto e finisce di ucciderla.
In seguito emerge come circa 40 dei vicini si erano resi conto che stava accadendo qualcosa di grave, ma nell’arco di quei 30 minuti nessuno si è affacciato o ha chiamato le autorità.
Perchè nessuno l’ha aiutata?
Gli studiosi spiegano l’accaduto attraverso i concetti dell’IGNORANZA COLLETTIVA e DELLA DIFFUSIONE DELLA RESPONSABILITA’, strettamente collegati tra loro.
Il fenomeno dell’IGNORANZA COLLETTIVA si ha quando le persone pensano che vada tutto bene solo perchè gli altri presenti si comportano normalmente senza mostrare preoccupazione.
Correlato a questo si ha la DIFFUSIONE DELLA RESPONSABILITA’ la quale comporta una diminuzione del senso di responsabilità di ognuno di noi quando ci sono altre persone presenti: “…perchè dovrei farlo solo io? Siamo in tanti”.
Questi 4 concetti base della psicologia sociale ci mostrano come sia semplice trovare una spiegazione a tanti dei comportamenti che in questi giorni possiamo osservare. E’ una situazione totalmente nuova per la nostra popolazione che genera reazioni diverse tra loro: alcuni sono estremamente impauriti, altri sono eccessivamente irresponsabili e per niente preoccupati. Ovviamente “in medio stat virtus“…
COSA FARE?
- AVERE PENSIERI POSITIVI: non è semplice, ma ora più che mai dobbiamo tutti impegnarci ad essere lucidi e ottimisti. Questo non vuol dire negare la gravità della situazione, ma essere informati, seguire le indicazioni e AVERE FIDUCIA.
- TUTTI POSSIAMO FARE QUALCOSA: per molti giorni ci è stato ripetuto di stare a casa e ridurre gli spostamenti al minimo indispensabile, ora abbiamo anche dei limiti più severi e precisi: RISPETTIAMOLI. E’ vero siamo tante goccioline in mezzo al mare, ma tutti insieme possiamo fare la differenza.
- NIENTE PANICO: in questo momento non serve. E’ importante tenersi informati, ma nel modo corretto e attraverso canali seri che diano informazioni veritiere e non facciano solo “titoli”. Le persone più soggette ad ansia e ad attacchi di panico non abbiano timore nel chiedere aiuto a professionisti esperti (che resteranno comunque raggiungibili via Skype o telefono).
- VEDERE IL LATO POSITIVO: questo tempo “rallentato” può essere utilizzato per tutte quelle cose che durante l’anno vengono ripetutamente rinviate, per quel libro sul comodino, quella ricetta da provare, quella serie da finire, quell’hobby accantonato da riprendere, quella lampadina da cambiare…
Per dubbi, domande o chiarimenti non esitate a contattarmi!
BIBLIOGRAFIA:
Festinger, L., Pepitone, A. & Newcomb, T. (1952). Some consquences of deindividuation in a group. Journal of Abnormal and Social Psychology, 47,
382-389.
Latanè, B. & Darley, J.M., (1970). The Unresponsive Bystander: Why doesn't he help?. Englewood Cliffs, NJ, Prentice Hall.
Seligman, M. E. P., (1975). Helplessness: On Depression, Development and Death. San Francisco, W. H. Freeman.
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