Il concetto di DISSONANZA COGNITIVA è stato introdotto da Leon Festinger nel 1957 per descrivere quel fenomeno per cui, molto semplicemente, ci facciamo andar bene, ci diamo delle spiegazioni o ci facciamo piacere cose di cui, in realtà, non siamo molto convinti.
L’esempio più utilizzato per spiegare la dissonanza cognitiva è la favola di Esopo, “La volpe e l’uva”, in particolare il finale della favola:
“La volpe diede un ultimo lungo sguardo al bel grappolo d’uva che tanto aveva sognato di mangiare, e per non ammettere di non essere riuscita nella sua impresa, si disse:
– Meglio così, tanto di sicuro quel grappolo era ancora acerbo e mangiarlo mi avrebbe solo fatto venire mal di pancia! – anche se sapeva benissimo che non era vero. “
Quante volte di fronte a cose che non abbiamo ottenuto ci siamo detti: “…vabbè alla fine forse non era proprio come la desideravo…”?
Ma la dissonanza cognitiva non si verifica solamente quando non riusciamo ad avere qualcosa, anche quando ce l’abbiamo ed in fondo in fondo sappiamo che non è come la vorremmo.
Vi è mai successo di comprare qualcosa e poi rendervi conto che forse forse non vi piace tanto? Però non è stata proprio una spesa economica e quindi “…tutto sommato è molto bello…devo solamente farci l’occhio…etc…”.
COSA C’E’ SOTTO? ANALIZZIAMO LA DISSONANZA COGNITIVA
Alla base della concettualizzazione di Festinger c’è l’idea che tutti noi abbiamo bisogno di mantenere una coerenza tra le le nostre opinioni, le nostre credenze, il nostro comportamento e l’ambiente circostante.
Essere coerenti con se stessi ci permette di avere un’immagine positiva di quello che siamo e questo diventa un fattore che quotidianamente guida e motiva, in modo molto influente, il nostro comportamento e le nostre scelte.
Mantenere coerente la propria immagine non è sempre semplice e nel momento in cui non riusciamo a trovare un accordo tra quello che pensiamo e quello che facciamo abbiamo la necessità e l’urgenza di ristabilire un equilibrio attraverso l’utilizzo della dissonanza cognitiva. Ovviamente più il tema in questione sarà percepito come “importante”, più il disagio sarà percepibile e più ci sarà la necessità di trovare una spiegazione plausibile.
COSA FARE?
Le soluzioni principalmente messe in atto sono due:
- TROVIAMO DELLE GIUSTIFICAZIONI E CI FACCIAMO ANDARE BENE QUELLA SITUAZIONE DI “DISAGIO”. Soluzione che potrebbe essere utile di fronte a situazioni semplici (es. mi sono comprata un paio di scarpe che riprovandole a casa in realtà non mi piacciono…”non sono così brutte…”), ma che, di fronte a situazioni più complesse, non può portare a dei risultati duraturi nel tempo. Trovarsi in una situazione sentimentale o lavorativa nella quale non ci sentiamo bene, anche se cerchiamo di trovare tutte le giustificazioni possibili per convincerci che “…in fondo c’è di peggio…”, alla lunga può essere logorante.
- MODIFICHIAMO IL NOSTRO MODO DI STARE IN QUELLA SITUAZIONE. Prendere in mano la nostra vita, ammettere a se stessi di aver fatto una scelta che non rispecchia più le nostre necessità e fare qualcosa che ci permetta di uscire dalla situazione di disagio ci permetterà di ristabilire l’equilibrio tra le proprie idee e l’ambiente circostante. Questa è la soluzione meno semplice da mettere in atto, soprattutto se la situazione di disagio si protrae da molto tempo. In questi casi potrebbe essere molto utile rivolgersi ad un professionista che sia di aiuto nel prendere consapevolezza, comprendere perchè siamo arrivati a quel punto, capire cosa è necessario fare e come farlo.
IN CONCLUSIONE
Capita a tutti di non essere perfettamente coerenti con il proprio pensiero, sia nella relazione con gli altri (non possiamo dire sempre quello che pensiamo), sia nel proprio modo di vivere. Finchè questa incoerenza non causa disagio e si verifica solamente in situazioni che riusciamo a controllare, possiamo dire che è tutto nella norma.
Quando, invece, viviamo da lungo tempo in situazioni in cui non funziona più nemmeno la strategia della dissonanza cognitiva e percepiamo un forte disagio, allora vuol dire che è giunto il momento di fare qualcosa e, se non si riesce da soli, chiedere l’aiuto di un esperto.
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